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«La questione di chi dispensa l’educazione va affrontata»

La comunità internazionale si è impegnata a raggiungere l’obiettivo di un’educazione di qualità per tutti entro il 2030. Gli attori non statali forniscono un contributo fondamentale alla realizzazione di questo obiettivo e sono al centro del Rapporto mondiale sull’educazione 2021/2022 dell’UNESCO. Il rapporto sarà presentato in Svizzera il 3 febbraio nel quadro di un evento virtuale. In questa intervista Basilio Ghisletta, consulente per l’educazione alla DSC, parla dell’importanza del rapporto dell’UNESCO nell’ottica degli obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti l’educazione.

Filippine: una giovane insegnante fa lezione con un gruppo di bambini su una barca lungo un fiume.

Ci sono molti modi per coinvolgere le organizzazioni private nel sistema educativo. © UNESCO, Roxanne Paraiso

Nel mondo, secondo i dati dell’ONU, 258 milioni di bambini non vanno a scuola e 617 milioni di persone non sono in grado di raggiungere livelli minimi di competenza in lettura e matematica. La pandemia di COVID-19 rappresenta un’ulteriore sfida: durante il picco più di 1,5 miliardi di bambini non sono andati a scuola a causa delle chiusure generali disposte in vari Paesi. Anche i conflitti, gli sfollamenti forzati e la migrazione sono in aumento, precludendo un futuro sereno alle giovani generazioni: circa due terzi dei bambini profughi non completano l’istruzione obbligatoria. Il Rapporto mondiale sull’educazione dell’UNESCO è il principale meccanismo di monitoraggio dei progressi e delle battute d’arresto nell’attuazione degli obiettivi riguardanti l’istruzione stabiliti nell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile.

Rapporto mondiale sull’educazione: il punto della situazione

Garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti. È quanto recita l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030. «I dati e le raccomandazioni contenuti nel rapporto influenzano sia le autorità responsabili dell’istruzione a livello locale sia gli attori che operano nel quadro della cooperazione internazionale», afferma Basilio Ghisletta, consulente per l’educazione alla DSC.

Tre domande all’esperto per approfondire il tema:

Foto di Basilio Ghisletta.
Basilio Ghisletta, consulente per l’educazione alla DSC. © BG

Signor Ghisletta, qual è l’importanza di questo rapporto?

La DSC attribuisce grande importanza al rapporto dell’UNESCO. Questo documento rappresenta infatti una risorsa globale importante e ben studiata che mette in evidenza le tendenze, i progressi e le battute d’arresto nel campo dell’educazione. Tutte informazioni che consentono di adottare misure apposite. 

I dati e le raccomandazioni contenuti nel rapporto influenzano sia le autorità responsabili dell’istruzione a livello locale sia gli attori che operano nel quadro della cooperazione internazionale. Il rapporto del 2019, intitolato «Migrazioni, spostamenti forzati e educazione: costruire ponti, non muri», ha per esempio fatto sì che nei programmi della DSC venisse dato più spazio all’istruzione dei bambini profughi e migranti.

Il Rapporto mondiale sull’educazione 2021/2022 dell’UNESCO si concentra sul ruolo degli attori non statali. A quale conclusione giunge il rapporto e quali sono i punti in comune con l’esperienza maturata dalla DSC?

Il rapporto sottolinea come gli attori non statali svolgano un ruolo determinante per garantire il diritto all’educazione. Per molte persone non è possibile accedere all’educazione, al perfezionamento, alla formazione di recupero o all’educazione della prima infanzia senza le offerte formative di attori non statali, che sono anche coinvolti nella predisposizione delle risorse necessarie, come libri scolastici, computer e software. 

C’è però anche il rovescio della medaglia: per esempio quando gli attori non statali non operano nel quadro della normativa vigente nel settore dell’istruzione oppure nei casi in cui sono a rischio le pari opportunità. Ci sono Paesi in cui le scuole private a pagamento penalizzano il sistema pubblico e compromettono il rispetto del diritto fondamentale all’istruzione. Di conseguenza solo chi può permetterselo riceve un’istruzione di qualità. Per tale ragione l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 e il rapporto dell’UNESCO indicano esplicitamente che l’istruzione obbligatoria – cioè un anno di istruzione prescolare e 12 anni di scuola primaria e secondaria – deve essere gratuita. E, in quest’ambito, «finanziamento pubblico» non deve per forza equivalere a «implementazione pubblica», purché si possa garantire la parità di trattamento. Questo è anche l’approccio della DSC. 

Quali sono le aspettative in vista dell’evento di presentazione del rapporto?

In primo luogo, è un’occasione per capire a che punto siamo con l’attuazione dell’obiettivo riguardante l’educazione, quali risultati sono stati ottenuti e a quali aspetti dovremmo prestare maggiore attenzione, sia nell’ambito della cooperazione internazionale sia in Svizzera. In secondo luogo, offre spunti e opportunità di discussione su un tema attualmente molto dibattuto: il ruolo degli attori non statali – e in particolare del settore privato – nel quadro della cooperazione allo sviluppo nel campo dell’istruzione.

L’influenza di tali attori è in aumento e stanno emergendo nuove possibilità di interazione tra pubblico e privato. L’obiettivo di un’educazione di qualità per tutti è condiviso all’unanimità, ma ci sono domande da affrontare, cioè chi la dispensa, chi vi partecipa e in che modo va regolamentata. Proprio queste questioni saranno discusse durante la presentazione. 

Il 3 febbraio 2022 il direttore del Rapporto mondiale sull’educazione dell’UNESCO, Manos Antoninis, ne illustrerà le principali conclusioni durante l’evento virtuale di presentazione in Svizzera, dopodiché – nell’ambito di tre workshop a cui parteciperanno numerosi attori provenienti da istituzioni di formazione, dal settore privato e dal mondo della filantropia – si discuterà del ruolo degli attori non statali ai vari livelli del settore dell’istruzione.

Invito, programma (PDF, 7 Pagine, 325.5 kB)

Iscrizione all’evento

Attori non statali e attori pubblici: un’interazione proficua

Apprendisti che installano impianti sanitari.
Una formazione professionale orientata alla pratica aumenta le prospettive dei giovani per costruirsi un futuro nel loro Paese. © DFAE

Nei suoi progetti, la DSC collabora sia con le autorità dell’educazione sia con attori non statali come le ONG, le fondazioni o il settore privato. Tale collaborazione può prendere forma nel quadro di modelli di finanziamento innovativi per promuovere il diritto all’istruzione, fornire servizi educativi destinati a gruppi vulnerabili o testare nuovi approcci, sempre con un unico obiettivo: garantire le pari opportunità all’insegna del principio «leave no one behind», cioè non lasciare indietro nessuno.

La collaborazione con il settore privato è essenziale soprattutto nel campo della formazione professionale: servono piani didattici che rispondano alle esigenze dell’economia e preparino i giovani in modo mirato al mercato del lavoro. A questo proposito si può citare un progetto di formazione professionale condotto dalla DSC in Ucraina.

Geberit, un gruppo svizzero che opera nel settore dei prodotti sanitari, il Ministero dell’istruzione ucraino e l’ONG Swisscontact hanno sviluppato e introdotto congiuntamente un programma di formazione pratica per aspiranti idraulici, con ottimi risultati. Dall’avvio del progetto, nel 2014, il nuovo piano di studio è stato infatti introdotto nelle scuole professionali di tutto il Paese; più di 1000 giovani hanno completato con successo la formazione professionale e la stragrande maggioranza di loro si è potuta inserire nel mercato del lavoro locale.

Una famiglia di Kambia, in Sierra Leone, alle prese con la didattica a distanza.
La famiglia svolge un ruolo importante nell’istruzione, soprattutto quando le scuole sono chiuse a causa della pandemia di COVID-19. © UNESCO Stephen Douglas, Sierra Leone

I partenariati con attori del settore privato stanno diventando sempre più importanti anche nell’istruzione di base. Recentemente la DSC e la Jacobs Foundation hanno per esempio lanciato, in collaborazione con Roots of Impact e iGravity, un progetto pilota sul finanziamento di impatto nell’istruzione, che promuove approcci innovativi all’educazione da parte di attori non tradizionali operanti nel settore al fine di garantire un’istruzione di base equa e migliori risultati didattici tra i bambini e gli adolescenti vulnerabili.

Rapporto mondiale sull’educazione 2021/2022

Il Rapporto mondiale sull’educazione 2021/2022 presta particolare attenzione al tema degli attori non statali nel settore dell’istruzione. Questi ultimi non si limitano a fornire istruzione scolastica, ma intervengono anche a vari livelli del sistema educativo e la loro sfera d’influenza abbraccia diversi ambiti. Il rapporto esorta i governi a considerare tutte le istituzioni, gli alunni e gli insegnanti come parte di un unico sistema. Norme, informazioni, incentivi e obbligo di rendiconto devono aiutare i governi a garantire il diritto all’istruzione per tutti, senza chiudere gli occhi di fronte ai privilegi o allo sfruttamento.

Il Rapporto mondiale sull’educazione dell’UNESCO sottolinea come l’istruzione finanziata pubblicamente non debba necessariamente essere fornita dal settore pubblico. Occorre tuttavia eliminare le disuguaglianze dai processi educativi, dai risultati ottenuti dagli alunni e dalle condizioni di lavoro degli insegnanti. L’efficienza e l’innovazione non sono segreti commerciali: al contrario, devono essere condivise e messe in pratica da tutti. A tal fine è necessario mantenere la trasparenza e l’integrità nei processi politici che riguardano l’istruzione pubblica per evitare che prevalgano interessi individuali.

Istruzione nella Strategia CI 2021–2024

Nella strategia di cooperazione internazionale della Svizzera (Strategia CI) per il periodo 2021-2024, l’istruzione è parte integrante degli obiettivi «sviluppo umano» e «sviluppo economico».

La Svizzera si prefigge di salvare vite umane, fornire servizi di base di qualità – nello specifico formazione e sanità – e contribuire a ridurre le cause dello sfollamento forzato e della migrazione irregolare. Il rispetto del diritto all’istruzione è un presupposto fondamentale per lo sviluppo umano e crea prospettive di lungo periodo.

Se non può contare su un’istruzione di base solida e di qualità, che a sua volta renda possibile una formazione professionale adeguata al mercato, una popolazione non ha le capacità necessarie per garantire la crescita economica.

Questo principio è in linea con l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile e con il suo obiettivo 4, cioè garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti. La Svizzera – come tutti gli altri Stati membri dell’ONU – si è impegnata a livello politico a raggiungere i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, e pertanto anche l’obiettivo 4.