Dipartimento federale degli affari esteri DFAE

«Non possiamo avere tutto senza scendere a compromessi»

Nell’intervista rilasciata a CH Media il consigliere federale Ignazio Cassis si esprime su questioni attuali relative alla politica europea svizzera e sulle ultime misure prese per affrontare la crisi da coronavirus in Svizzera. Per risolvere entrambe le questioni è necessario scendere a compromessi.

Fotomontaggio con un’inquadratura di Ignazio Cassis e due fumetti con punti interrogativi e risposta, a raffigurare un’intervista.

Nell’intervista con CH Media il consigliere federale Ignazio Cassis prende posizione sui negoziati riguardanti l’Accordo istituzionale con l’UE e sulle nuove misure anti-COVID. © DFAE

L’uscita dall’Unione europea (UE) del Regno Unito il 31 gennaio 2020 ha spesso dato adito di recente a confronti con l’Accordo istituzionale della Svizzera con l’UE. Ma ciò non ha senso. L’accordo commerciale negoziato tra il Regno Unito e l’UE poco prima della fine del 2020 dopo lunghe contrattazioni non è paragonabile alle strette relazioni che la Svizzera e l’UE intrattengono tra di loro. Il diavolo sta ancora una volta nei dettagli, sottolinea Ignazio Cassis nell’intervista con CH Media.

Questo permette alle nostre aziende di esportare senza complicazioni. Niente più bisogno di burocrazia per vendere le loro merci a Parigi o Berlino.

L’esportazione verso l’UE, in particolare verso gli Stati confinanti con la Svizzera, è un ramo economico insostituibile per molte aziende svizzere. «Il Regno unito ha regolamentato soprattutto il libero scambio, ma non altri ambiti come gli standard di produzione, le certificazioni e via dicendo», sottolinea Ignazio Cassis. Dopo il «NO» alla votazione popolare sull’adesione allo Spazio economico europeo nel 1992, la Svizzera ha disciplinato proprio questi aspetti degli scambi commerciali in una serie di accordi conclusi con l’UE attraverso la via bilaterale. «Questo permette alle nostre aziende di esportare senza complicazioni. Non hanno più bisogno di documenti per vendere le loro merci a Parigi o Berlino», afferma Ignazio Cassis nel corso dell’intervista.

La politica europea deve essere oggettiva

Grazie a questi accordi l’economia svizzera ha un facile accesso al mercato europeo di 500 milioni di abitanti. Solo con un accordo istituzionale si garantiranno i vantaggi apportati dagli accordi, si assicurerebbe la partecipazione delle aziende svizzere al mercato UE e si potranno aprire nuovi rami economici.

Dall’inizio della via bilaterale della Svizzera nel 1999 è chiaro che un tale libero accesso al mercato non è destinato a durare a lungo senza un’armonizzazione del diritto. «Non possiamo avere tutto senza scendere a compromessi», sottolinea Ignazio Cassis. Le relazioni della Svizzera con l’UE sono da sempre un tema sensibile. Nell’intervista Ignazio Cassis rimarca l’importanza di essere obiettivi nel dibattito sull’Europa: «Parliamo di un trattato internazionale che intende regolare il nostro accesso al mercato in cinque precisi settori già esistenti e in settori futuri. Questo è il punto. Non si tratta di vendere la Svizzera, di rinunciare alla nostra libertà. In gioco c’è un fondamento essenziale della nostra prosperità».

La nostra libertà è scontata?

Mantenere il sangue freddo e non lasciarsi prendere dalle emozioni è importante non solo nei negoziati sull’Accordo istituzionale con l’UE, ma anche nel gestire la crisi dovuta al coronavirus. Alcuni credono che le attuali misure per lottare contro la crisi di COVID-19 si spingano troppo oltre, altri pensano che non siano abbastanza severe. Trovare il giusto equilibrio non è facile: l’intero Consiglio federale segue un approccio liberale nella sua politica anti-COVID. Cerca di ridurre al minimo gli interventi statali e si affida alla responsabilità individuale delle Svizzere e degli Svizzeri. «Vogliamo proteggere la libertà, ma vogliamo proteggere anche la vita», sottolinea Ignazio Cassis.

Vogliamo proteggere la libertà, ma vogliamo proteggere anche la vita.

Anche per il consigliere federale Cassis è chiaro che in una crisi di questa portata la responsabilità individuale ha dei limiti. Ciò nonostante è convinto che il liberalismo uscirà rafforzato da questa crisi, quando torneremo di nuovo ad apprezzarlo maggiormente. «Fino a questa crisi molte persone davano per scontata la nostra libertà. Credevamo fosse normale viaggiare all’estero e poter fare tutto quello che vogliamo a casa nostra. Ma ora abbiamo imparato che non è così e che si deve sempre lottare per la libertà.»

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