Dipartimento federale degli affari esteri DFAE

Haiti: una tempesta, inondazioni e misure di prevenzione per salvare vite umane

Haiti è molto esposta agli eventi meteorologici estremi. Lo scorso agosto, la tempesta tropicale Laura si è abbattuta sul Paese, provocando ingenti danni e molte vittime. A Jacmel, sulla costa sud-orientale dell’isola, la DSC sta portando avanti un progetto per ridurre i rischi legati a questo tipo di eventi. Ecco la testimonianza di un’esperta del Corpo svizzero di aiuto umanitario che ha partecipato al progetto.

Un gruppo di persone lavora alla costruzione di strutture in pietra lungo una via, che formano alti argini per incanalare l’acqua.

Nel 2018, il CSA ha sostenuto la realizzazione di gabbioni nel quartiere di K-Dougé, nel quale abitano centinaia di famiglie vulnerabili. © DFAE

Constance Jaillet è ingegnere, esperta in scienze e tecnologie dell’acqua e in idrogeologia. Nel 2017 è entrata a far parte del Corpo svizzero di aiuto umanitario e dal 2018 lavora ad Haiti per realizzare un progetto della DSC che punta a ridurre il rischio di catastrofi.

Primo piano di Constance Jaillet.
In questi tre anni, Constance Jaillet ha appreso l’importanza di agire a lungo termine nella prevenzione dei rischi, e non solo in risposta a una crisi. © DFAE

Constance Jaillet, come ha reagito alla notizia dell’arrivo della tempesta Laura ad Haiti?

Ero abbastanza serena, sono fenomeni comuni ad Haiti. La stagione degli uragani va da giugno a novembre e ascoltiamo sempre con molta attenzione le previsioni. C’è una forte attività ciclonica sull’Oceano Atlantico quest’anno. Per tre giorni abbiamo seguito l’evoluzione della tempesta tropicale Laura. Secondo la sua traiettoria iniziale sarebbe dovuta passare al largo della costa settentrionale dell’isola. Nella notte tra venerdì e sabato, però, improvvisamente ha cambiato rotta a alla fine si è abbattuta su Haiti con piogge torrenziali in tutto il Paese. 

Dove si trovava domenica 23 agosto 2020, quando si è scatenata la tempesta?

Ero a casa mia a Jacmel, sulla costa sud-orientale del Paese. È iniziata nel cuore della notte ed è andata avanti per tutta la mattinata. Ho aspettato che la tempesta cessasse e solo nel pomeriggio ci siamo resi conto dell’entità dei danni. La catastrofe ha provocato oltre 20 vittime nel Dipartimento del Sud-Est. Case allagate, ponti distrutti e strade interrotte. I danni maggiori si sono registrati sulle sponde del grande fiume di Jacmel e del fiume Gaillard a Cayes-Jacmel. In queste zone le piogge hanno causato piene devastanti.

Un gruppo di persone indossa un gilet di sicurezza giallo e sposta delle pietre per costruire dei gabbioni.
Grazie ai gabbioni eretti, la scuola nazionale K-Rock è stata risparmiata dalla tempesta e più di 260 allievi hanno potuto riprendere a studiare. © DFAE

La DSC sta realizzando un progetto sul posto per ridurre i rischi legati a questo tipo di eventi. Di che cosa si tratta? 

Nel 2014 la DSC ha avviato a Jacmel un progetto per ridurre i rischi di catastrofe. Il progetto mira a rafforzare la gestione dei rischi a livello locale sfruttando le capacità degli specialisti haitiani di ogni regione del Paese. A Jacmel i membri del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) hanno aiutato i professionisti haitiani a elaborare le carte dei pericoli legati a smottamenti e inondazioni. È su questa base che abbiamo potuto lavorare con la comunità e le autorità locali: abbiamo definito le misure di prevenzione da adottare per ridurre i rischi e stabilito un ordine di priorità. 

In concreto, di che cosa si tratta?

Nel 2018 abbiamo sostenuto la realizzazione di gabbioni sui due siti prioritari per la comunità locale: l’area della scuola nazionale K-Rock, che conta oltre 260 studenti, e quella del quartiere di K-Dougé, che ospita un centinaio di famiglie vulnerabili. La protezione civile inoltre usa la scuola come rifugio temporaneo. Sorgendo sulle sponde della Rivière des Orangers questi siti erano molto esposti al rischio di inondazioni. Con il sostegno dell’ONG ACDED e di vari ingegneri e formatori del posto, abbiamo costruito strutture alte cinque metri e lunghe cento.  

Alcune riprese durante la tempesta Laura
Sui bordi di una strada in terra battura si vendono delle strutture in pietra.
La tempesta Laura è servita da test: le strutture di protezione hanno resistito al costante aumento del livello dell’acqua nel quartiere di K-Dougé. © DFAE

La tempesta Laura ha fatto da test. Il verdetto? 

Le opere di protezione hanno resistito all’innalzamento del livello delle acque e alla violenza delle piene. Con un sentimento misto di sollievo e grande soddisfazione abbiamo appreso che la scuola K-Rock e la comunità di K-Dougé erano state risparmiate. Gli studenti hanno ripreso le lezioni. Senza i gabbioni, il destino di queste famiglie sarebbe stato completamente diverso. La comunità locale ne è assolutamente consapevole e tutto il lavoro svolto prima ha guadagnato credibilità ai loro occhi.   

La scuola ha resistito bene, ma altrove si contano vittime e danni. Quali aspetti si possono migliorare? 

La traiettoria della tempesta è cambiata repentinamente. Ha colto tutti di sorpresa e l’allerta è stata lanciata troppo tardi. Per forza di cose poi l’evacuazione è avvenuta nel bel mezzo della tempesta e senza la necessaria preparazione. Sicuramente questo ha contribuito ad aggravare il bilancio. Detto ciò, bisogna anche sottolineare il lavoro ammirevole svolto dalla protezione civile locale che si è mobilitata immediatamente per aiutare i sopravvissuti alla catastrofe.

Constance Jaillet, in piedi con dei fogli in mano, parla con quattro persone del luogo.
La comunità locale gioca un ruolo attivo nei progetti. Hanno potuto scegliere e dare la priorità ai luoghi che avevano particolare bisogno di protezione o di rinforzo. © DFAE

Qual è il ruolo della comunità locale in questo progetto?

La comunità locale è molto attiva. I cittadini di Jacmel sono stati coinvolti fin dall’avvio del progetto, nel 2014. Partendo dalla carta dei pericoli, hanno potuto scegliere i siti da proteggere o da rafforzare e definire le priorità. Noi abbiamo spiegato le tecniche di gabbionaggio a persone che hanno poi ricevuto un compenso per la loro collaborazione. Ci sono quindi aspetti legati alla formazione e alla creazione di posti di lavoro per i più vulnerabili. Per quanto riguarda la scuola K-Rock, il progetto dà anche un contributo all’istruzione. 

Lei lavora ad Haiti da tre anni. Che cosa ha imparato finora? 

Personalmente, la lezione più importante è che, nonostante la profonda fragilità istituzionale, ad Haiti è assolutamente possibile innescare meccanismi che portano a una governance locale dei rischi. Possiamo contare anche sul dinamismo delle organizzazioni della società civile. Il passaggio della tempesta Laura è la prova che vale assolutamente la pena intervenire sul piano della prevenzione, non solo della preparazione e della risposta alle emergenze. Indubbiamente serve tempo, ma è un lavoro che ripaga a lungo termine. 

In questi tre anni ho imparato poi che è essenziale investire un po’ di tempo per andare a parlare di persona con gli haitiani: il piccolo negoziante all’angolo della strada, la guardia, l’operaio, l’ingegnere ecc. È un metodo efficace per cercare di capire come funziona questo complesso Paese e trovare la strada migliore per accompagnarlo nell’introduzione dei cambiamenti auspicati.

Aiuto umanitario della Svizzera

L’Aiuto umanitario della Confederazione si adopera per tutelare gli interessi delle persone bisognose di protezione prima, durante e dopo conflitti, crisi e catastrofi naturali. Si concentra in particolare sugli ambiti seguenti: ricostruzione e riabilitazione delle zone colpite, prevenzione delle catastrofi, protezione delle persone vulnerabili e aiuto d’emergenza. L’Aiuto umanitario fa parte della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), un’unità del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

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